Il silenzio.

Il silenzio è sempre visto come una mancanza, una assenza di rumore, fruscio, chiacchiericcio. C’è silenzio quando manca il suono; chiudo le finestre così smette di entrare il frastuono delle macchine, chiudo la porta così non sento la televisione del mio co-inquilino, vado in montagna il fine settimana così evito il caos della città e sto tranquillo. I più bravi tra noi hanno così rispetto della tranquillità e del silenzio altrui che mancano di parlare ad alta voce in un luogo pubblico, abbassano la suoneria del cellulare dove può disturbare o spengono l’automobile ferma in coda durante le ore notturne. Per alcuni, eccessi di zelo, per altri, normale amministrazione. In entrambi i casi il silenzio assurge a elemento sacro della vita di ciascuno, che va preservato e reso possibile. Read more

La musica non è una questione individuale

Dal momento che per far vivere la musica, frutto della penna di un compositore, c’è bisogno di un insieme di elementi tra cui persone che suonino e persone che ascoltino, trovo meraviglioso poter attribuire alla musica lo status di rito collettivo. È proprio nella collettività riunita che la musica si esprime, sia che si guardi al gruppo di musicisti che suona, sia che si guardi al gruppo di persone che ascoltano. Entrambi i gruppi sono al loro interno coesi in uno scopo comune (ascoltare o suonare) e armonizzati tra di loro da un amore reciproco: amore di coloro che ascoltano e amore di coloro che suonano. Read more

La musica è tutta astratta

Tra le forme d’arte, la musica è di certo quella più astratta. La musica non è presente fisicamente davanti a me; essa è astratta da un punto formale e da un punto di vista semantico. È la natura stessa della musica ad essere astratta, invisibile, nascosta. Ogni forma d’arte si presenta come un codice, un simbolo, un significante che rimanda ad un significato. Read more

Sul senso delle cose

Nel mezzo del cammin di mia vita, era giunto il momento di mettere ordine. L’ordine avrebbe dovuto regolare un tutto disomogeneo, disorganizzato e difficile da decifrare chiamato VITA. A quarantun anni avevo vissuto così tante esperienze, fisiche, emotive ed intellettuali, da necessitare un inventario, che potesse restituirmi una biblioteca vasta piena di ricordi, raccolti e catalogati non in base ad un ordine alfabetico ma in base al senso che essi hanno tra di loro e in base all’importanza che essi hanno in me. Read more