Valerio De Paola – Adesso (download)

Questo disco non serve a nulla.

È un ottimo modo per presentarvi questo lavoro; la questione di fondo, infatti, è che non ci sono degli scopi né a livello cosciente, né inconscio. Non sono presenti quelle spinte che quasi sempre hanno caratterizzato il mio operato e che ho riconosciuto come malevoli rispetto ad una ecologia del vivere retto: si poteva andare dalla competizione malata per raggiungere un primato, alla brama di ricevere consenso ed approvazione, dalla smania di avere successo e di essere importante alla sete di denaro. Nulla di tutto ciò è presente in questo disco. In questo disco è quasi mancante la volontà di colui che vi scrive: il disco infatti non è stato suonato da me in nessuna maniera. Tutte le note suonate sono frutto di algoritmi di max/MSP (software di programmazione) che ho programmato al fine di ottenere certi risultati. È un software che suona in maniera casuale, in base alle indicazioni che gli sono state impartite, tutte le note che formeranno le composizioni. Il mio unico intervento è stato in fase di mix dove, con una certa dose di creatività, ho amalgamato il tutto.

Al termine di questo mio percorso di realizzazione di un disco, mi accorgo che, proprio perché nessun atto da strumentista è presente, non c’è nessun carico di aspettative da parte mia. Il ché significa che quando agivo non mi accorgevo di come inquinavo i miei prodotti musicali di scorie egoiche, che distruggevano me, i prodotti stessi e, cosa molto grave, la musica. Se è l’ego a regolare il nostro agire quotidiano, siamo nella condizione di voler far vincere tutto ciò che ha a che fare, solo ed esclusivamente, con il pronome personale io e con il pronome possessivo mio. Tutto il resto non conta. Ecco che si determina una divisione tra me e il mondo contro cui devo combattere per un posto migliore. Nel sancire una divisione tra me e il resto dell’universo, ho stabilito come perseguibile la competizione a fini economici, sessuali o di potere in tutti i campi, persino nella musica. Allora la musica diventa un altro scaffale da supermercato dove vendere della merce; e noi invece di essere degli esseri umani siamo solo dei potenziali acquirenti. Va ricordato, qualora non fosse chiaro, che quando si parla di competizione, si parla di classifiche e le classifiche stabiliscono senza pietà che per un “migliore”, per uno al primo posto, ci sono eserciti di persone che non ce l’hanno fatta. “Farcela” nel nostro mondo, significa che la sfiga di essere ultimo non tocca a te, o che hai raggiunto uno status per cui domini tante persone sotto di te. Che poi si chiamerebbe schiavitù.

Tutto ciò che non è ego, che, quindi, non abbia a che fare con il centralizzare tutto intorno a io e mio, è luce, anima, il divino, lo spirito; chiamatelo come volete. Si tratta di quella parte di me che mi permette di entrare in risonanza con tutto quello che mi circonda, senza intenzione di dominio, di vittoria, senza desiderio di combattere. Sentire di appartenere evita di sentirsi distinti. Due cellule di un tessuto non sono mai in competizione, ma collaborano, co-operano. Tra una cellula della pelle della mano e una cellula dell’occhio non può esserci invidia. La cellula della mano non può dire “voglio essere come la cellula dell’occhio perché è più prestigioso”. L’assurdità si spiega da sé.

Un giorno la mia mano sinistra teneva un chiodo e la destra un martello. Volevo appendere un quadro, ma non ero molto consapevole così, invece di battere il martello sul chiodo, l’ho battuto sul dito. Immediatamente la mano destra ha posato il martello e si è presa cura della mano sinistra come se si prendesse cura di se stessa. La mano sinistra non se l’è presa con la destra (…) e la mano destra non ha detto: “Mi sto prendendo cura di te, mano sinistra, ricordatelo”. A sua volta la mano sinistra non ha ribadito: “Mano destra, hai commesso un’ingiustizia, voglio giustizia, dammi quel martello!” Non c’è nessun “tu”, nessun “io”, nessuna discriminazione”.

(“Fare pace con se stessi”, Thich Nhat Hanh – Terra Nuova Edizioni)

Il disco Adesso, si intitola così perché ha fotografato dei “qui ed ora” piuttosto casuali del processo creativo-compositivo, che sono sfociati in questo lavoro. Nessun pezzo è più importante di altri e nulla mi aspetto perché mi è già servito molto a farlo. A coloro che vorranno ascoltarlo posso dire che sarà come ascoltare il silenzio un po’ edulcorato o il rumore del traffico al gusto menta. Niente va cercato in questa musica. Nulla c’è da trovare. Nessun significato. Nessun tema cantabile. Nessun virtuosismo. Non essendoci nulla da seguire in questa musica, è permesso un livello di attenzione e presenza maggiore, perché manca la distrazione del canto, del testo, del solo, del fill. È una musica che non ti cambia di una virgola dopo che l’hai ascoltata; ciò significa anche che non c’è quel motivetto che non ti farà dormire la notte. L’unica cosa che puoi trovare è il silenzio e la pace dell’adesso, qui ed ora.

Valerio De Paola

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