Nel mezzo del cammin di mia vita, era giunto il momento di mettere ordine. L’ordine avrebbe dovuto regolare un tutto disomogeneo, disorganizzato e difficile da decifrare chiamato VITA. A quarantun anni avevo vissuto così tante esperienze, fisiche, emotive ed intellettuali, da necessitare un inventario, che potesse restituirmi una biblioteca vasta piena di ricordi, raccolti e catalogati non in base ad un ordine alfabetico ma in base al senso che essi hanno tra di loro e in base all’importanza che essi hanno in me.
La necessità di ordine era originata certamente da qualcosa; fare ordine, il più delle volte, non è una spinta sufficiente per fare ordine. Fare ordine è spesso una necessaria conseguenza di qualcosa d’altro, è l’effetto di una causa. Quello che mi spingeva a cercare l’ordine era l’esigenza di rispondere a dei quesiti.
Le domande sono il modo che abbiamo di conoscere il mondo e l’universo; sono la spinta interiore a uscire da noi stessi per rivolgerci con curiosità all’esterno, verso gli altri. L’atto di domandarsi il perché di qualcosa è un motore che ci permette di viaggiare in posti sempre nuovi e di cambiare le cose che altrimenti daremmo per immutabili. L’istinto di domandarsi perché, fa crescere un bambino in modo naturale, prima che le norme del cosiddetto vivere civile, rendano normata (o normale) la sospensione dell’interrogativo archetipico, perché. Così si prospetta una vita ognuno nel proprio loculo domestico, ognuno col proprio lavoro/schiavitù, ognuno tormentato dalla quotidianità alienante, senza che la scintilla del perché si faccia avanti per far luce.
Succede così che per non dover affrontare il purgatorio della mancanza di risposte, non ci si faccia alcuna domanda. Per non scottarsi la mano sul fuoco, si tagli la mano per non sentire dolore. Il silenzio interiore che una domanda senza risposta crea è angosciante ed insostenibile per molti, quasi per tutti. La sete di perché, tuttavia, anche se non appagata da un adeguata risposta, è da sola uno stimolo meraviglioso al movimento interiore. La domanda ha il potere taumaturgico di guarire e di prevenire i danni che la rassegnazione ad un’esistenza disperata ci crea. Senza domande, scende sul nostro quotidiano una densa colata di collante sintetico, che se anche imbellettato con glitter e colori sgargianti o adornato di gioielli o profumato con qualche essenza fruttata è pur sempre un attentato alla mobilità dell’essere umano; dove per mobilità si intende qualsiasi possibilità che si offra ad un essere umano di crescere e cambiare passando da uno stato di consapevolezza x ad un altro stato x+1. Benché una logica quantitativa mal si adatta a descrivere la grandezza dell’essere umano, basterà assegnare un valore infinito ad x e tutto potrà essere espresso in questi termini: senza il nesso “ho una domanda”-“cerco una risposta”, l’infinito universo di possibilità, che è l’essere umano, rinuncia al regno del possibile, cioè a quello che potrebbe diventare, per essere con certezza un piccolo granello di sabbia, ma solo quello. L’infinito rischia di rimanere inespresso.
Cercare le risposte significa dare il senso alle cose. Quando il senso delle cose non è palese, va cercato nella penombra. Va cercato dove la gente non guarda. Va cercato in cima ad un albero; dentro ad una pesca; tra le pieghe di una camicia di lino stirata male; nello sguardo imbronciato di un ottantenne; nel sorriso di un bambino; nel rumore di un tuono. Le risposte sono, il più delle volte, frutto di un’intuizione che va esperita e che non si riesce a fermare con le parole. Anche Dante sperimenta la folgorazione della grazia divina nella disperazione di non riuscire a trovare le parole o di non riuscire a ricordare quello che gli fu concesso di rimirare.

se non che la mia mente fu percossa
da un fulgore che in sua voglia venne

(PD XXXIII 140-141)

La mente raggiunge ciò che voleva, grazie all’illuminazione suprema della grazia divina (fulgore). Il senso va cercato dove le parole non sono arrivate ancora, dove non riescono a spingersi per descrivere il mondo, dove queste sono troppo piccole per comprendere la grandezza della VITA.

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