Indagini sull’arte

Da tempo cerco e indago il significato della musica e dell’arte, raccogliendo i pensieri che più sento vicini a me e alla mia sensibilità. Sperando di aiutare le ricerche di altri, ho trascritto le parole di un video di Marco Guzzi sull’arte, che ritengo profondamente significative.

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Segaiolo

Poco fa un amico ha condiviso per aiutarmi un mio post in cui seriamente cercavo persone dirette in Umbria in tempi brevi, per recapitare un oggetto. Facebook è riuscito a sorprendermi nuovamente, mostrandomi le muffe dell’esistenza; i sedimenti sabbiosi che distruggono gli ingranaggi empatici delle relazioni umane. Il commento di una persona mi ha colpito per la sua indiscutibile inadeguatezza e il suo essere inappropriato e fuori luogo. Riferendosi alla mia foto, scrive al suo amico con epigrafica sintesi “vedo che ha gli occhiali, che segaiolo“. Rassicuro tutti sul fatto che la mia miopia non è relazionata con la masturbazione altrimenti sarei cieco, come tutti gli uomini. Mi arrogo, inoltre, la presunzione di riconoscermi una buona dose di spirito, grazie a cui rido e scherzo con tutti; non voglio che pensiate che io non abbia colto l’elegante umorismo che aleggia sopra questo fine pensiero. L’ho colto. Purtroppo io non conosco neanche lontanamente colui che mi ha scritto questo signorile pensiero. Non lo conosco. Read more

Il mio amico e l’arte

Ieri ho avuto una lunga e costruttiva conversazione con un amico che condivide con me il piacevole diletto del dialogo. A differenza delle innumerevoli conversazioni fàtiche, cioè che servono solo a stabilire una connessione con l’altro e a perfezionare il canale comunicativo senza passare nessun contenuto significativo (ad esempio “come va?”, “è arrivata finalmente la pioggia, con tutta questa siccità non si sapeva più come fare” o “cosa hai mangiato oggi?”), io e il mio amico abbiamo saltato direttamente i preliminari e ci siamo dati appuntamento direttamente per parlare. L’argomento è venuto imponendosi da solo senza che noi lo scegliessimo; quindi quello che segue è una mail che deriva da quell’incontro e che verrà spedita al mio amico come riflessione a freddo sui nostri discorsi. Read more

Il silenzio.

Il silenzio è sempre visto come una mancanza, una assenza di rumore, fruscio, chiacchiericcio. C’è silenzio quando manca il suono; chiudo le finestre così smette di entrare il frastuono delle macchine, chiudo la porta così non sento la televisione del mio co-inquilino, vado in montagna il fine settimana così evito il caos della città e sto tranquillo. I più bravi tra noi hanno così rispetto della tranquillità e del silenzio altrui che mancano di parlare ad alta voce in un luogo pubblico, abbassano la suoneria del cellulare dove può disturbare o spengono l’automobile ferma in coda durante le ore notturne. Per alcuni, eccessi di zelo, per altri, normale amministrazione. In entrambi i casi il silenzio assurge a elemento sacro della vita di ciascuno, che va preservato e reso possibile. Read more

Adesso

Valerio De Paola – Adesso (download)

Questo disco non serve a nulla.

È un ottimo modo per presentarvi questo lavoro; la questione di fondo, infatti, è che non ci sono degli scopi né a livello cosciente, né inconscio. Non sono presenti quelle spinte che quasi sempre hanno caratterizzato il mio operato e che ho riconosciuto come malevoli rispetto ad una ecologia del vivere retto: si poteva andare dalla competizione malata per raggiungere un primato, alla brama di ricevere consenso ed approvazione, dalla smania di avere successo e di essere importante alla sete di denaro. Nulla di tutto ciò è presente in questo disco. In questo disco è quasi mancante la volontà di colui che vi scrive: il disco infatti non è stato suonato da me in nessuna maniera. Tutte le note suonate sono frutto di algoritmi di max/MSP (software di programmazione) che ho programmato al fine di ottenere certi risultati. È un software che suona in maniera casuale, in base alle indicazioni che gli sono state impartite, tutte le note che formeranno le composizioni. Il mio unico intervento è stato in fase di mix dove, con una certa dose di creatività, ho amalgamato il tutto.

Al termine di questo mio percorso di realizzazione di un disco, mi accorgo che, proprio perché nessun atto da strumentista è presente, non c’è nessun carico di aspettative da parte mia. Il ché significa che quando agivo non mi accorgevo di come inquinavo i miei prodotti musicali di scorie egoiche, che distruggevano me, i prodotti stessi e, cosa molto grave, la musica. Se è l’ego a regolare il nostro agire quotidiano, siamo nella condizione di voler far vincere tutto ciò che ha a che fare, solo ed esclusivamente, con il pronome personale io e con il pronome possessivo mio. Tutto il resto non conta. Ecco che si determina una divisione tra me e il mondo contro cui devo combattere per un posto migliore. Nel sancire una divisione tra me e il resto dell’universo, ho stabilito come perseguibile la competizione a fini economici, sessuali o di potere in tutti i campi, persino nella musica. Allora la musica diventa un altro scaffale da supermercato dove vendere della merce; e noi invece di essere degli esseri umani siamo solo dei potenziali acquirenti. Va ricordato, qualora non fosse chiaro, che quando si parla di competizione, si parla di classifiche e le classifiche stabiliscono senza pietà che per un “migliore”, per uno al primo posto, ci sono eserciti di persone che non ce l’hanno fatta. “Farcela” nel nostro mondo, significa che la sfiga di essere ultimo non tocca a te, o che hai raggiunto uno status per cui domini tante persone sotto di te. Che poi si chiamerebbe schiavitù.

Tutto ciò che non è ego, che, quindi, non abbia a che fare con il centralizzare tutto intorno a io e mio, è luce, anima, il divino, lo spirito; chiamatelo come volete. Si tratta di quella parte di me che mi permette di entrare in risonanza con tutto quello che mi circonda, senza intenzione di dominio, di vittoria, senza desiderio di combattere. Sentire di appartenere evita di sentirsi distinti. Due cellule di un tessuto non sono mai in competizione, ma collaborano, co-operano. Tra una cellula della pelle della mano e una cellula dell’occhio non può esserci invidia. La cellula della mano non può dire “voglio essere come la cellula dell’occhio perché è più prestigioso”. L’assurdità si spiega da sé.

Un giorno la mia mano sinistra teneva un chiodo e la destra un martello. Volevo appendere un quadro, ma non ero molto consapevole così, invece di battere il martello sul chiodo, l’ho battuto sul dito. Immediatamente la mano destra ha posato il martello e si è presa cura della mano sinistra come se si prendesse cura di se stessa. La mano sinistra non se l’è presa con la destra (…) e la mano destra non ha detto: “Mi sto prendendo cura di te, mano sinistra, ricordatelo”. A sua volta la mano sinistra non ha ribadito: “Mano destra, hai commesso un’ingiustizia, voglio giustizia, dammi quel martello!” Non c’è nessun “tu”, nessun “io”, nessuna discriminazione”.

(“Fare pace con se stessi”, Thich Nhat Hanh – Terra Nuova Edizioni)

Il disco Adesso, si intitola così perché ha fotografato dei “qui ed ora” piuttosto casuali del processo creativo-compositivo, che sono sfociati in questo lavoro. Nessun pezzo è più importante di altri e nulla mi aspetto perché mi è già servito molto a farlo. A coloro che vorranno ascoltarlo posso dire che sarà come ascoltare il silenzio un po’ edulcorato o il rumore del traffico al gusto menta. Niente va cercato in questa musica. Nulla c’è da trovare. Nessun significato. Nessun tema cantabile. Nessun virtuosismo. Non essendoci nulla da seguire in questa musica, è permesso un livello di attenzione e presenza maggiore, perché manca la distrazione del canto, del testo, del solo, del fill. È una musica che non ti cambia di una virgola dopo che l’hai ascoltata; ciò significa anche che non c’è quel motivetto che non ti farà dormire la notte. L’unica cosa che puoi trovare è il silenzio e la pace dell’adesso, qui ed ora.

Valerio De Paola

La musica non è una questione individuale

Dal momento che per far vivere la musica, frutto della penna di un compositore, c’è bisogno di un insieme di elementi tra cui persone che suonino e persone che ascoltino, trovo meraviglioso poter attribuire alla musica lo status di rito collettivo. È proprio nella collettività riunita che la musica si esprime, sia che si guardi al gruppo di musicisti che suona, sia che si guardi al gruppo di persone che ascoltano. Entrambi i gruppi sono al loro interno coesi in uno scopo comune (ascoltare o suonare) e armonizzati tra di loro da un amore reciproco: amore di coloro che ascoltano e amore di coloro che suonano. Read more

La musica è tutta astratta

Tra le forme d’arte, la musica è di certo quella più astratta. La musica non è presente fisicamente davanti a me; essa è astratta da un punto formale e da un punto di vista semantico. È la natura stessa della musica ad essere astratta, invisibile, nascosta. Ogni forma d’arte si presenta come un codice, un simbolo, un significante che rimanda ad un significato. Read more

Sul senso delle cose

Nel mezzo del cammin di mia vita, era giunto il momento di mettere ordine. L’ordine avrebbe dovuto regolare un tutto disomogeneo, disorganizzato e difficile da decifrare chiamato VITA. A quarantun anni avevo vissuto così tante esperienze, fisiche, emotive ed intellettuali, da necessitare un inventario, che potesse restituirmi una biblioteca vasta piena di ricordi, raccolti e catalogati non in base ad un ordine alfabetico ma in base al senso che essi hanno tra di loro e in base all’importanza che essi hanno in me. Read more